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L'altra faccia della medaglia dei Testimoni di Geova
(La storia di Alfonso)

Alfonso, un uomo di mezza età, nato e cresciuto in un paese del Sud, si è trasferito poi al Nord per motivi di lavoro. È sposato con Irene e ha tre figli.

Egli ha una cultura elementare e ha un modo di esprimersi modo simile a quello utilizzato dagli oratori nelle Sale del Regno (struttura della frase, intercalari, tonalità della voce). Ciò evidenzia la sua lunga carriera di oratore nell'ambito del gruppo dei TdG. Ha fatto parte dei TdG per circa vent'anni ricoprendo incarichi importanti all'interno dell'Organizzazione: «Fu proprio questo - sostiene - che mi ha permesso di vedere l'altra faccia della medaglia geovista».

Racconta che sua moglie ebbe i primi contatti con i TdG e con loro intraprese uno studio biblico che la portò subito al battesimo. Provenendo da famiglia di tradizione cattolica si oppose energicamente al cammino di fede intrapreso dalla moglie. «Arrivai al punto di dire a mia moglie: "Scegli me o Geova!"' » sostiene con tono di voce deciso.

Nel tentativo di portar fuori la moglie da quel gruppo si reca da un sacerdote, da un mormone, dagli evangelisti e presso altri gruppi religiosi per avere delucidazioni circa questa nuova fede. Non riceve però alcuna risposta soddisfacente. Segue, comunque, con scetticismo la moglie che deve battezzarsi durante un'Assemblea in Val d'Aosta. «Mi farò una gita in montagna invece di ascoltare loro» pensa.

Viene, però, colpito dall'amore, dalla fratellanza, dal calore e dalla giustizia che esiste tra loro e da alcuni passi della Bibbia che essi citano nel loro discorso pubblico. Rimane, inoltre, coinvolto dall'analogo messaggio di risurrezione proposto a sua moglie, inizialmente. Anch’egli, quindi, vede nell'adesione al culto la possibilità di far fronte al dolore causato dalla perdita dei suoi due figli.

Anch'egli intraprende lo studio, ma il suo scopo è quello di mettere per un po’ in difficoltà i TdG e poi tirar fuori la moglie. Le dottrine che man mano apprende, gli fanno modificare i suoi piani: «Mi avevano detto che presto ci sarebbe stato il Regno di Dio, avrebbe spazzato via tutti i governi della terra, che avrebbe eliminato 'tutta la malvagità che c'era sulla terra, che le malattie le avrebbe spazzate via, che si doveva vivere sempre nel paradiso terrestre».

Undici mesi dopo aver iniziato Io studio anche Alfonso è pronto al battesimo. Impiega sempre più tempo nella lettura della Bibbia e soprattutto nell'opera di proselitismo, per questo viene nominato Servitore di Ministero e dopo cinque anni diviene Anziano di Congregazione. Ricopre il ruolo anche di Sorvegliante di Servizio, Sorvegliante della Scuola di Ministero Teocratico, di oratore pubblico, Ministro di libro. Per una persona che ha un basso grado di scolarizzazione, questo potrebbe rappresentare un grande stimolo, in quanto appaga il desiderio di occupare un ruolo importante.

Occupare certi incarichi di responsabilità, inoltre, gli permette di conoscere meglio il tipo di organizzazione di cui fa parte. Nel suo lungo monologo comunica spesso amarezza per le infelici vicende cui ha assistito e che lo hanno coinvolto in prima persona. Racconta, infatti alcuni episodi che gli hanno confermato che quella dei TdG non è I'Organizzazione pura per eccellenza. Ricorda, per esempio, che una volta fu scoperta una relazione che durava da cinque mesi fra un Anziano di Congregazione e una ragazza di diciotto anni. Fu costituito un Comitato Giudiziario allo scopo di giudicare entrambi per quella condotta immorale, ma i due si pentirono e invece dì essere dissociati, secondo le regole geoviste, furono solo disciplinati.

Per un uomo come Alfonso, che ama la giustizia e che ha aderito al movimento proprio perché ritiene che si fondi su tale principio, questa soluzione rappresenta un vero e proprio smacco. Egli sostiene: «Secondo me erano da cacciare fuori dall’Organizzazione, primo perché lui era un Anziano di Congregazione, quindi per la responsabilità o per quello che rappresentava nella Congregazione, poi perché era un fatto che durava da cinque mesi».

Un altro avvenimento che l'ha turbato profondamente riguarda la posizione che la sua congregazione ha adottato nei confronti di una donna di trentuno anni, madre di tre figli, abbandonata dal marito TdG, sfrattata dal padrone di casa, anche lui Testimone, e in condizioni economiche disagevoli. «Siccome questa donna - racconta Alfonso - non aveva la possibilità, proprio a motivo del problema che si era creato nella sua famiglia, di andare a predicare regolarmente come fanno tutti i Testimoni di Geova, di venire alle nostre adunanze regolarmente, secondo gli altri anziani questa donna non era una donna "spirituale" perciò non fu aiutata».

Un altro episodio che ha messo in crisi Alfonso si è verificato quando fu interpellato da un Comitato Speciale di Servizio per indagare su un suo amico accusato di presunta apostasia: «Ricevetti una telefonata da un Sorvegliante di circoscrizione che mi disse che desiderava parlarmi. Io pensavo che mi voleva assegnare una parte in un assemblea, gli dissi di parlarmene per telefono, mi disse che non poteva, quindi indicò una Congregazione di un paese vicino Torino, dove andai il giorno dopo per un appuntamento. A mia insaputa mi trovai davanti tre uomini,  tre capi geovisti; erano un Sorvegliante di distretto e due Sorveglianti di circoscrizione. A un certo punto incominciarono a interrogarmi, quindi era un Comitato Speciale di Servizio preparato dalla sede centrale di Roma dove si cercava di indagare sulla vita privata di un uomo che aveva militato 41 anni nei TdG. Quest'uomo era accusato di presunta apostasia; qualcuno potrà chiedersi, perché hanno chiamato te? Ecco spiegherò anche questo motivo! Ci conoscevamo proprio da oltre 22 anni con questa persona. Mio figlio, il grande, frequentava la casa di quest 'uomo anche perché era amico dei suoi figli… quindi si dovevano servire di me per indagare sulla vita privata di questa persona. A questo punto dissi loro che sarebbe stato saggio, secondo le Scritture in Matteo, capitolo 7: “Se hai qualcosa verso tuo fratello, chiama tuo fratello e chiarisci la questione", e non servirsi di me per indagare sulla vita privata di questa persona. A questo punto si alzò in piedi con arroganza...il Sorvegliante di distretto e mi disse queste parole: “Fratello… controllati, le domande le facciamo noi; sei davanti all'organizzazione e quindi essendo tu un Anziano devi collaborare". Mi lasciarono inorridito perché non sapevo che cosa dire. La discussione finì dopo un’ora e un quarto circa. Mi tempestarono di domande ed al termine fui invitato da loro a frequentare la casa di questa persona... così da ascoltare i suoi ragionamenti; cosa faceva, cosa non faceva... se arrivavano altri Testimoni a casa sua, quali erano i ragionamenti e poi riferirlo a loro e mi dissero anche di non parlare con nessuno... neanche con gli altri Anziani, questa era una cosa privata... fra me e loro.»

Rimane molto turbato da questo incontro, sia perché ritiene non cristiano il metodo di indagine impostogli dai Sorveglianti, sia per la grande stima che nutre nei confronti della persona indagata. Così il giorno dopo, disubbidendo per la prima volta all'organizzazione, anziché indagare a sua insaputa avvisa il suo amico di quello che stava succedendo alle sue spalle: «Gli dissi "Guarda che alle tue spalle stanno tramando... un Comitato Giudiziario... che ti accusa di presunta apostasia"». L'amico, sentitosi tradito ed umiliato dall'Organizzazione, decide, a sua volta, di dissociarsi. Quest'ultimo avvenimento gli fa prendere la decisione di dimettersi come Anziano e lo fa pubblicamente in Sala. La cosa provoca scompiglio nell'ambito dell'intera Congregazione, in quanto secondo le norme geoviste le dimissioni si danno per iscritto e accentarle o meno è a discrezione del Corpo degli altri Anziani. Questi ultimi allora si vendicano di quell'atto incolpando il suo primogenito di condotta dissoluta e presunta apostasia per aver continuato a frequentare la casa dell'amico dissociato.

Durante la successiva adunanza, a cui ormai Alfonso non partecipa, egli e suo figlio vengono pubblicamente denigrati e ritenuti figli del diavolo. Alfonso invia una lettera di denuncia dei comportamenti scorretti degli Anziani a cui aveva assistito alla sede centrale di Roma dei TdG. Così padre e figlio vengono richiamati e sottoposti a tre udienze di tre ore e mezzo l'una, gestite da un Comitato di Servizio indetto dalla Congregazione centrale di Roma. Durante le udienze riescono a dimostrare la loro innocenza. A questo punto Alfonso pretende pubbliche scuse da parte dell’Anziano che pubblicamente l'aveva denigrato: «Questo comitato obbligò il Corpo degli Anziani della Congregazione dove io servivo da Anziano, a fare le scuse in privato... Fecero le scuse in privato, ma io intendevo avere le scuse in pubblico... perché fui denigrato sia io che mio figlio pubblicamente e, pubblicamente, volevo le mie scuse. Mi avevano detto che dovevano scrivere a Roma... e chiedere se dovevano fare le scuse o meno... la mia risposta fu: “Però quando avete denigrato non avete preso nessun permesso da Roma se potevate farlo o no". Così avendo visto che i testimoni di Geova e l'organizzazione usano due pesi e due misure diversi abbandonai tutte le attività spirituali».

Ormai sempre più deluso dal gruppo, comincia ad approfondire l'aspetto dottrinale dei TdG: legge un libro, Crisi di coscienza di Raymond Franz, quindi conosce alcune persone abbastanza preparate sull'argomento, che gli fanno notare una serie di idiosincrasie nella dottrina. «Ora è chiaro che tutti i dogma geovisti sono antibiblici; cioè in contrasto con le Sacre Scritture» sostiene.

È per questo che decide definitivamente di dissociarsi, insieme sua famiglia. Abbandonare dopo circa venti anni quel gruppo non è stato facile. Ha dovuto rinunciare alle amicizie che si è creato nel corso degli anni. Con dispiacere ripensa a quello a cui ha dovuto rinunciare per seguire questa fede: «Ho perso dei lavori validi proprio per mandare avanti l’opera che mi ero prefissato di fare, convinto che tutto quello che facevo lo facevo per Dio. Oggi mi sono reso conto che non ho servito Dio, ma ho servito la Società Watch Tower di Brooklyn».

www.cesap.net

'Tecniche di persuasione tra i Testimoni di Geova', autrice Lorita Tinelli, casa editrice Libreria Editrice Vaticana.

 


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