Una vita non vissuta br

 


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Una vita non vissuta br>(La storia di  Alessandro)

Alessandro è un signore quasi cinquantenne. La sua corporatura esile contrasta con la vitalità che si legge nei suoi occhi e con una forza interiore che lo rende capace di parlare per molto tempo senza alcuna perdita di lucidità. Presenta un'ottima capacità oratoria. Il suo linguaggio è forbito, utilizza spesso esempi tratti da film o libri per far comprendere particolari emozioni o situazioni che ha vissuto. Emerge quindi un quadro di una persona molto colta e razionale. È sposato da quasi trent'anni e padre di due ragazzi.

Alessandro ha fatto parte dei TdG per vent'anni. Racconta di averli visti per la prima volta durante un seminario all'estero organizzato dalla facoltà universitaria che frequentava. Essi erano impassibili e sorridenti e distribuivano le riviste agli angoli delle strade, ignari del freddo, senza poter parlare in quanto in quei paesi non era loro concesso fare propaganda.

Questo atteggiamento lo colpisce positivamente, tanto che nel momento in cui una coppia di TdG si presenta a casa sua, tempo dopo,in predicazione, egli li ascolta interessato. 

Giustifica la sua accettazione del messaggio dei TdG come un bisogno di certezze, solidità, ordine. Tutto ciò avviene nel '68, anno di grandi cambiamenti ed agitazioni politiche e sociali: «Per me il '68 è stato fare il Testimone di Geova, cioè c'è chi è diventato brigatista in quel tempo, o chi si è associato a gruppi estremisti. Io ritengo di aver fatto un ‘68 anomalo ma che in fondo è una reazione, la reazione, il mio '68, dato il mio atteggiamento verso il mondo esterno non poteva sfociare in quel tipo di reazione lì, ma doveva sfociare in qualche rottura con la società e rompere con la società come Testimone di Geova è una rottura totale, più dei sessantottini forse», riferisce sorridendo.

Inoltre nel periodo in cui entra nel gruppo tutti i TdG erano in spasmodica attesa della fine del mondo, prevista per il 1975: «Io, ricordo, avevo dei problemi al setto nasale, dovevo fare un intervento ma non l'ho fatto, ho rinunciato perché sapevo che di lì a poco... Per quale motivo correre il rischio di fare l'intervento? Un altro Testimone di Geova che conoscevo, rinunciò ad operarsi alla vista e rimase cieco».

I cambiamenti che invadono la sua vita man mano che si affilia al gruppo sono tanti. Innanzitutto viene modificata la percezione che ha degli altri. Camminando per la strada da neofita vede i passanti come tanti zombi, poveri disgraziati che vanno avanti senza una meta e che quindi sono da salvare.

Esaltato dalle nuove conoscenze, comincia a proporre uno studio biblico a zii e nonni, con il desiderio inconscio di provocare l'occasione di rottura con chi non è interessato. Fa lo stesso con i suoi amici. I rapporti in famiglia si fanno tesi, soprattutto col padre che non ha mai accettato la conversione di Alessandro e di sua madre. In particolar modo la situazione peggiora quando Alessandro manifesta l’intenzione di abbandonare l'università e di andare in carcere piuttosto che svolgere il servizio militare: «Avevo manifestato l’intenzione di abbandonare gli studi universitari... ovvio! Mi sentivo colpevole, andavo all'università e mi vergognavo di esservi iscritto. Mi sono laureato nel 1970, non dissi a nessuno che mi andavo a laureare, nemmeno a mio padre. Mi sono laureato di pomeriggio, andai a discutere la tesi dopo di che me ne andai all'adunanza. Mi vergognavo di essermi laureato, mi sono preso la laurea perché, per fortuna, un residuo senso di responsabilità m’era rimasto, in quanto mio padre ci teneva tanto».

L'unico mondo che riesce ad accettare è quello dei TdG da cui si sente protetto e incoraggiato. Con loro si sente in paradiso. 

Il rapporto che stabilisce con sua moglie, convertitasi prima del matrimonio in seguito a sue pressioni, non è molto soddisfacente. Alessandro sostiene di avere sempre amato sua moglie, ma che ella per il suo carattere poco mansueto non è la compagna adatta a chi vuole fare carriera nella gerarchia: « Mia moglie cominciò a detestare in maniera profonda i Testimoni di Geova, che le avevano creato un disagio emotivo. Aveva ragione, c’erano dei problemi grossi. E questo mi costringeva ad essere con i miei figli un padre artificiale... Non che non volessi loro bene, ci mancherebbe altro!».

Anche il rapporto coi figli è turbolento. Essi non accettano gli obblighi a cui li sottopone il padre e anzi cominciano a provare un senso di rigetto nei suoi confronti. «Mia figlia ha vissuto sempre in un disagio grandissimo, profondo, veramente lei è arrivata ad odiarmi, non coscientemente, ma a odiare ciò che rappresentavo... Per lei questa diversità dei ragazzi con gli amici, coi compagni di scuola, la minigonna, il rossetto…Se penso alle sofferenze dei ragazzi causate dai miei atteggiamenti…mi viene da piangere».

Intanto Alessandro fa carriera nel gruppo diventando Anziano, Sorvegliante e per 10 anni Ministro di Culto, cioè con facoltà di celebrare matrimoni.

L'autorità sugli altri gli dà grande gratificazione, il poter organizzare nei dettagli la sua vita e quella degli altri appaga il suo desiderio di ordine. Pensa che questa capacità organizzativa sia propria solo dei Testimoni (una volta fuori dal gruppo capirà che questo fa parte della cultura aziendale americana).

Man mano che va avanti Alessandro pur amando il suo ruolo comincia a sentire il bisogno di momenti di evasione: «Mi piaceva essere TdG, capivo che era giusto essere così però ogni tanto desideravo prendere una vacanza da me stesso... Ammetterlo però sarebbe stato come riconoscere che il sistema limita, non era il migliore. Questi flash però continuavano a creare sensi di colpa, sono i primi sintomi di una vita non pienamente soddisfacente».

Un accumulo dei sensi di colpa lo porta pian piano a trasformare quei sintomi in un disagio continuo. A ciò contribuisce l'atteggiamento dei vertici dei Testimoni, specie dei Sorveglianti viaggianti che, ritenendo che egli stia emergendo troppo nella gerarchia cominciano a creare intorno a lui un clima di sospetto e di delazione: « Un altro fondamentale tassello è stato rappresentato dalla lotta di potere che c'era ai vertici del gruppo, di cui facevo parte e di cui non mi accorsi finché non ci fa qualcosa che lo rese evidente. Io ero diventato troppo importante, ma lì vige una politica che io allora non conoscevo, secondo la quale bisogna allineare tutti, se uno è più forte di un altro bisogna piegargli la testa. Fra i Testimoni di Geova non deve emergere nessuno, lì emerge solo il CD, la Società, e questo è giusto per mantenere il potere... Però io mi ero dilatato troppo, pur non avendo mai fatto uso del mio  potere, e questo cominciò a dar fastidio a molti, specialmente ai Sorveglianti viaggianti. Cominciai a capire e a provare stati d'ansia tremendi; bruttissimi, cominciai a sperimentare sospetti; delazione, emarginazioni».

La rottura avviene in seguito alla sua lettura del libro di Franz. Questo dà conferma a tutti i suoi dubbi; ne parla ad altri Anziani fidati e insieme decidono di uscire dal gruppo. 

Oggi Alessandro pare aver elaborato in maniera matura la sua esperienza. Riguardando il suo passato sente di non aver vissuto per 20 anni (venti anni in letargo). Si è accorto di aver consumato ma non vissuto il suo matrimonio; di aver reso pochissimo sul lavoro, («ero lì a lavorare ma non ci stavo per niente»), in quanto riteneva utile solo il lavoro per l'Organizzazione nel quale invece si impegnava moltissimo, tanto da percepirsi adesso come tra i più fanatici del gruppo.

Vede la religione in genere come elemento di cultura, non più come punto di riferimento della sua vita. Tra l'essere ateo o TdG preferisce la prima posizione, egli afferma: «Questo per un motivo estremamente semplice, l’ateo è se stesso, il testimone di Geova no, e preferisco un uomo vero a un religioso falso. Perché un gesto di bontà di un ateo è suo, un gesto di bontà di un testimone di Geova è indotto, non suo è meccanico, quindi personalmente non apprezzo la bontà frutto di indottrinamento».

Negli ultimi sette anni (da quando ha lasciato il gruppo) Alessandro sembra aver recuperato il rapporto con la moglie e con i figli, ha ricucito amicizie del periodo precedente all'adesione ai TdG. Ha ritrovato l'entusiasmo nel suo lavoro e la voglia di realizzarsi personalmente e professionalmente. Sente la voglia di gridare la sua esperienza tra i TdG, non per sentimento di rivalsa nei loro confronti: il suo stato attuale sembra frutto di una lunga e razionale meditazione sulla sua avventura, in cui ha preso coscienza delle sue responsabilità. Nel suo tempo libero partecipa a conferenze sui TdG allo scopo di far conoscere questa realtà in maniera quanto più obiettiva possibile.

www.cesap.net

'Tecniche di persuasione tra i Testimoni di Geova', autrice Lorita Tinelli, casa editrice Libreria Editrice Vaticana.


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