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Alcuni esempi di "traduzione" dal greco che si armonizzano con le dottrine della Watch Tower
«La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» - 2 Corinti 13:14.
Il passo succitato viene reso in questo modo nella versione della C.E.I. ed in tutte le altre traduzioni.
Nella Traduzione del Nuovo Mondo (TNM) il versetto è reso invece così:
«L’immeritata benignità del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la partecipazione nello spirito santo siano con tutti voi».
Per affermare che lo Spirito Santo non è una persona, ma la "forza attiva di Geova" si fa un grave errore di traduzione, evidentemente volontario: si traduce «la comunione dello Spirito santo» (tou haghiou pneumatos) con «la partecipazione nello spirito santo».
Se uno studente di quarta ginnasio traducesse il genitivo singolare (tou haghiou pneumatos) rendendolo come nella TNM, si beccherebbe una bella insufficienza. Si potrebbe pensare che i traduttori della NM sono ignoranti e non conoscono il greco ma in realtà non è così. Gli "errori" nella traduzione del Nuovo Testamento non sono mai "casuali", cioè semplici "strafalcioni" di cui invece è piena invece la traduzione dell’Antico Testamento, ma toccano sempre importanti punti dottrinali. Basta controllare questi passi nella versione Interlineare greco/inglese edita dalla Watch Tower (The Kingdom Interlinear Transaltion of the Greek Scriptures). Questo testo è molto prezioso per poter aiutare coloro che vogliano "accertarsi di ogni cosa". Infatti è un testo "ufficiale", approvato dallo "Schiavo ...Fedele", per cui ci si può fidare! Andando a leggere, su questo testo, il passo dove si parla della comunione/partecipazione dello/nello Spirito Santo si potrà fare un’interessante scoperta: anche chi non conosce il greco può infatti notare che la traduzione in inglese riportata sotto il testo originale traduce correttamente "dello Spirito Santo", mentre sulla colonna destra, dove è riportato il testo finale che si trova in tutte le bibbie geoviste, abbiamo "nello spirito santo".
Un altro passo tradotto in maniera tale da farlo armonizzare con le opinioni dei Testimoni è Matteo 28:19: «Andate dunque, e ammaestrate tutte le genti...».
Per inculcare l’idea che non tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza e che solo un’esigua minoranza si convertirà e sarà salvata, i Testimoni traducono l’espressione mathêteusate panta ethnê ("ammaestrate tutte le genti") con «fate discepoli delle persone di tutte le nazioni».
Anche questo è un "errore" di traduzione. Qui siamo di fronte ad un imperativo + accusativo. In italiano si rende con imperativo + compl. oggetto. Pertanto la traduzione corretta è "ammaestrate tutte le nazioni". Da notare che l’aggettivo (panta) e il sostantivo (ethnê) sono entrambi all’accusativo plurale, escludendo con ciò la possibilità di un possibile partitivo. Forse adesso si può capire ancora meglio perché a Brooklyn hanno sempre "sconsigliato" i genitori di far proseguire gli studi ai figli e soprattutto di intraprendere gli studi classici, che sono molto pericolosi ...per loro!
Nella prefazione dell’edizione italiana del 1967 si legge che nel testo sacro sono state introdotte "molte espressioni" che nell’edizione precedente (in sei distinti volumi, in inglese) figuravano nelle NOTE. A causa di tale inserimento non è più chiaro quali siano le espressioni originali della Bibbia e quali le "molte espressioni delle note": non c’è, infatti, quasi mai una distinzione tipografica di quelle note dal testo sacro autentico:
"…Poiché l’edizione in un solo volume delle Sacre Scritture non avrebbe avuto note in calce, furono prese molte espressioni delle note in calce pubblicate nella traduzione precedente in sei volumi e riportate nel testo principale dell’edizione in un solo volume." (TNM ed. ’67, pp.5-6).
Qualsiasi opera letteraria che subisse un trattamento del genere non sarebbe più autentica, come riconosce anche il Corpo Direttivo a pag. 340 della Torre di Guardia del 1/6/1970:
"…Ciò che noi come studenti biblici dovremmo volere è quello che dice il testo greco originale. Solo avendo questo basilare significato possiamo determinare se la Traduzione del Nuovo Mondo o qualsiasi altra traduzione della Bibbia è giusta o no"
Quest’ammissione, nelle edizioni successive del 1986 e del 1987, è sparita, però quelle "espressioni delle note" nel testo sacro sono rimaste...
Ma oltre alle aggiunte ci sono le sottrazioni: I TdG insegnano che Gesù non va pregato e che Lui non ha mai insegnato a pregare se stesso, e lo provano sottraendo un "MI" dalla scrittura di Giovanni 14:14. Nella TNM, infatti, si legge: "Se chiederete qualcosa nel mio nome, la farò", al posto di "Se MI chiederete qualcosa nel mio nome, la farò".
La prova di ciò si trova nel testo critico che la Watch Tower elogia come "autorevole", preparato da due studiosi protestanti (Westcott e Hort), che il Corpo Direttivo (CD) dei TdG ha ottenuto di ripubblicare col titolo "The Kingdom Interlinear Transaltion of the Greek Scriptures", dove sotto ogni riga del testo greco originale ricostruito, il CD ne dà la sua ufficiale traduzione inglese, che segue parola per parola l’andamento del testo greco. In ogni pagina, in una colonna a parte, lo stesso Corpo Direttivo ha posto un’altra traduzione (anch’essa ufficiale), in inglese, secondo l’attuale modo di esprimersi degli inglesi.
Ebbene, queste due traduzioni, benché proposte dallo stesso identico CD, si trovano moltissime volte in contrasto tra loro e soltanto la traduzione sottostante al greco risulta la più fedele al testo originale greco.
Ma vediamo cosa dice l'Interlineare in Giovanni 14:14:
PARTE GRECO-INGLESE
PARTE INGLESE "MODERNO"
e a n t i a i t h s h t e m e en tw if ever anything you should ask me in the o n o m a t i m o u t o u t o p o i h s w name of me this I shall do.
Non credo ci sia bisogno di conoscere l’inglese o il greco per vedere chiaramente che il MI è sparito! Sembra un gioco di prestigio.
In nota la TNM "grande" specifica che in alcuni codici il MI è presente.[1] Ma questo non dimostra la buona fede dei traduttori: infatti, prendendo per buona proprio quella nota, si può verificare che solo 3 codici NON conterrebbero il "MI", mentre ben 7 lo contengono. Riguardo ai tre che non lo conterrebbero, uno è la Vetus Latina che non è un originale ma è una traduzione in latino, mentre i codici A e D risalgono al V-VI secolo e quindi non sono tra i più antichi. A parte la differenza numerica tra i codici che lo contengono e quelli che non lo contengono, se un codice più antico lo contiene ed uno successivo non lo contiene, quale è più attendibile? Non per nulla sia il testo critico di Westcott e Hort che il più aggiornato Nestle Aland, riconosciuti da tutti, COMPRESO IL CORPO DIRETTIVO, riportano il "MI"! Gli studiosi che hanno prodotto questi testi hanno confrontati migliaia di manoscritti, esaminando le varianti testuali in essi contenute, per giungere a quello che è appunto ritenuto un "raffinato testo critico". Sono interessanti, a questo proposito, le osservazioni della Watch Tower: «Nel caso della parte della Bibbia scritta in greco dai cristiani [...] due cose ci assicurano che oggi abbiamo un testo essenzialmente identico a quello redatto dagli scrittori originali. Primo, abbiamo manoscritti molto più vicini al tempo della stesura originale di quanto sia avvenuto per la parte ebraica della Bibbia. Infatti un frammento del Vangelo di Giovanni risale alla prima metà del II secolo, meno di 50 anni dalla probabile data in cui Giovanni scrisse il suo Vangelo. Secondo, il numero stesso di manoscritti che ci sono pervenuti fornisce una formidabile dimostrazione dell’integrità del testo. Su questo punto sir Frederic Kenyon affermò: "Non è troppo esagerato asserire che in sostanza il testo della Bibbia è sicuro. Questo può dirsi in particolare del Nuovo Testamento. Il numero dei manoscritti del Nuovo Testamento, delle prime traduzioni d’esso, e delle citazioni fatte dai più antichi scrittori della Chiesa è così alto che si ha in pratica la sicurezza che la giusta lezione di ogni passo dubbio è preservata in qualcuna di queste antiche fonti. Questo non può dirsi di nessun altro libro antico al mondo». Our Bible and the Ancient Manuscripts, di sir Frederic Kenyon, 1958, p. 55. Citato dal libro "Parola di Dio o dell’uomo?", p.22; sottolineature mie.
In armonia con queste parole, la lettura corretta del passo di Giov. 14:14 è certamente quella contenente il MI. Se i compilatori del testo critico usato dalla Watch Tower avessero avuto delle incertezze, a causa delle diverse lezioni dei Codici, avrebbero inserito tale parola tra parentesi, come hanno fatto, per esempio, in Luca 23:34 (si veda la nota nella TNM con riferimenti).
Non conosco versioni della Bibbia in italiano che omettono il MI in Giov. 14:14. Ci sono, è vero, alcune traduzioni in altre lingue che non riportano questa parola, ma l’omissione non è giustificata dall’attento esame dei manoscritti più antichi. Se i traduttori, tuttavia, si sono basati su testi in cui la parola MI non compariva, tale omissione è comprensibile. Per esempio, la famosa versione del "Re Giacomo", pubblicata nel 16° secolo, non contiene il MI, dato che si basava sul Textus Receptus, che non era certamente accurato ed attendibile come gli attuali testi critici.[2]
Non ha senso, a questo punto, citare i passi di Giov. 15:16 ("Affinché qualunque cosa chiediate al Padre nel mio nome egli ve la dia") e 16:23 ("Verissimamente vi dico: Se chiederete al Padre qualche cosa egli ve la darà nel mio nome"), come fa il CD nella sua nota, per indicare che anche il passo di Giov. 14:14 vada letto nello stesso modo: se il MI era contenuto nel testo originale (come l’evidenza dei manoscritti attesta), il Signore Gesù, in questo caso, ci stava dicendo che possiamo chiedere anche a lui, oltre che al Padre, per essere esauditi.[3]
Ma questo i lettori della TNM non lo sapranno mai.
Con un altro colpo di magia è sparita una parentesi [ ] e una parola aggiunta è diventata parte integrante del testo. Vediamo dove:
In Colossesi 1;16-20 nella traduzione ufficiale TNM troviamo:
"...perché per mezzo di lui tutte le [altre] cose furono create nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le cose invisibili, siano esse sui troni o signorie o governi o autorità. Tutte le [altre] cose sono state create per mezzo di lui e per lui. Ed egli è prima di tutte le [altre] cose e per mezzo di lui tutte le [altre] cose furono fatte esistere..."
E…voilà... le parentesi spariscono a pag.406 del libro "Ragioniamo facendo uso delle Scritture", dove, per spiegare che Gesù è una creatura come tutte le altre, si cita proprio Colossesi 1; 16-20 in questo modo: "Per mezzo di lui tutte le altre cose furono create... Tutte le altre cose sono state create per mezzo di lui e per lui" e lo stesso libro continua dicendo: "Viene così indicato che anch’egli è un essere creato, parte della creazione di Dio". Le stesse parentesi scompaiono per lo stesso versetto anche nel libro "Cose nelle quali è impossibile che Dio menta" a pag.127, "Accertatevi", pagine 118 e 207 e ne "La Torre di Guardia" del 1.12.1985, pag.7.
Così, mentre Paolo dice "Per mezzo di Lui tutte le cose furono create" (quindi Lui da una parte e tutte le cose dall’altra), il Corpo Direttivo traducendo "per mezzo di Lui tutte le altre cose", trasferisce e cataloga Gesù nel mucchio delle cose. E qui "casca l’asino": se Gesù non è un essere creato, chi è? (Giovanni 1,14).
Note: [1] «"Chiederete", ADIt e in armonia con 15:16 e 16:23; P66[Alef]BWVgSyh,p, "mi chiederete"» (Nota nella TNM con riferimenti).
I simboli usati nella nota della TNM hanno questo significato: A = Codice Alessandrino, greco, V secolo d.C; D = Codici di Beza, greco e latino, V e VI sec.; It = Vetus Latina, II-IV sec.; (Tre Codici che omettono il MI).
P66 = Papiro Bodmer II, greco, circa 200 d.C.; contiene quasi tutto il vangelo di Giovanni; [Alef] = Codice Sinaitico, greco, IV sec.; contiene parte del Vecchio Testamento e tutto il Nuovo Testamento; B = Manoscritto Vaticano 1209, greco, IV sec.; quasi tutta la Bibbia; W = Codice di Freer, V sec. Vg = Vulgata latina di Girolamo, circa 400 d.C. Syh = Versione siriaca filosseniana-harclense, VI-VII sec. Syp = Pescitta siriaca, aram. cristiana, V sec. (Sette Codici che riportano il MI).
[2] «La prima edizione a stampa delle Scritture Greche Cristiane fu quella che comparve nella Poliglotta Complutense (in greco e latino), del 1514-1517. Quindi nel 1516 Erasmo da Rotterdam pubblicò la prima edizione di un importante testo greco delle Scritture Greche Cristiane. Questo testo conteneva molti errori, ma uno migliore fu presentato in quattro edizioni successive dal 1519 al 1535. Poi il tipografo e libraio parigino Robert Estienne, o Stefano, pubblicò diverse edizioni del "Nuovo Testamento" in greco, basato principalmente sul testo di Erasmo, ma con correzioni secondo la Poliglotta Complutense (del 1522) e 15 manoscritti tardi. La terza edizione del testo greco di Stefano (pubblicata nel 1550) diventò in effetti il textus receptus (testo comunemente accettato), usato per molte antiche versioni, fra cui l’inglese "Bibbia del re Giacomo" del 1611». Perspicacia, II vol. p. 202.
[3] La Scrittura attesta che i cristiani rivolgevano preghiere ed invocazioni anche a Gesù Cristo: «...Stefano pregava così: "Signore Gesù, accogli il mio spirito"» (Atti 7:59); «... alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo» (I Coirinti 1:2); « ...cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro» (2 Tim. 2:22); Gesù viene pregato ed adorato insieme al Padre:«Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano:"A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode, onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli". E i quattro esseri viventi dicevano: "Amen". E i vegliardi si prostrarono in adorazione» (Apocalisse 5:13,14). « E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio » (Ebrei 1:6). « O Signore nostro, vieni! » (1 Cor. 16:22).
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